Selfie: ecco l’underboob.

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Ma là dove si parla sempre meno in tutti i sensi, e lì dove la fotografia vale molto più di una parola, come può nel corso degli anni non progredire (o regredire, dipende dai punti di vista) le modalità di Selfie? Siamo partiti dalle stupidissime insensate foto in bagno, davanti allo specchio. Le ragazze con le labbra a papera, i ragazzi cercando di “dar valore” (e sono stata molto buona) ai propri pettorali. Dopodichè “selfie” con la lingua da fuori, pose “strane”.
Poi siamo passati al far foto al proprio outifit, estivo, primaverile, invernale, dal medico, dal veterinario, dall’estetista, etc.
Ok, qualcuno ha dato il via a questo nuovo modo di farsi notare, ricordiamo l’anno scorso le foto in spiaggia, con inquadrate gambe e parte di sotto del costume da bagno, con inquadrato il mare. Ricordiamo le selfies ai funerali, con tanto di nonni/zii o qualunque tipo di parenti (morto) in foto. Ma se pensavate fosse finita qui, vi sbagliate di grosso.

Poi il selfie ha dilagato anche in campo “più intimo”, creando l’autoscatto dopo l’orgasmo, belli soddisfatti e rilassati, con l’ashtag “#aftersex”. L’autoscatto dopo la doccia, in intimo (vabbè ma quelli erano già abbastanza diffusi). In quanto mondo vario, siamo arrivatE (noi ragazze siamo piene di inventiva e a vanità, eh?) Abbiamo dimostrato quanto possiamo essere sexy d’estate inquadrando mare, parte di sotto del bikini e gambe abbronzate; abbiam fatto foto al nostro lato B, chiamato “Belfie” (da B + Selfie), foto laterali del seno, comprendone sempre il centro del seno, foto chiamata “sideboob”, e non potevamo farci mancare l’underboob. L’Usa dopo McDonald e Facebook, ci fa conoscere un altro tipo di porcata. Le selfie underboob (o meglio il décoltè visto da sotto).

La nuova mania ha già invaso i diversi social quali Instagram e Twitter, con qualche anticipo anche su Facebook, con ragazze di ogni età che posta foto piccanti, di selfie prosperosi a seno parzialmente scoperto, ma senza mostrare troppo.  La tendenza, in poche ore ha fatto il giro di tutto il mondo: migliaia di attraenti ( e non ) ragazze postano le loro immagini, e da sotto le magliette si intravedono le rotondità molto spesso abbondanti. Le foto lasciano sempre intravedere la parte bassa del seno, che a volte sporge da una maglietta appena rialzata, altre volte straborda da un reggiseno o da un bikini troppo stretto. “Chi ne ha, più le metta…. meglio in evidenza” possiamo
Insomma, era inevitabile che prima o poi l’originale selfie si sarebbe evoluto in una occasione, alle volte anche squallida, per esibire atteggiamenti sempre più hot e parti del corpo sempre più intime.
Se non è partito da loro, hanno iniziato a farlo per lo stesso discorso di popolarità: Alessia Marcuzzi, le postava da prima che fosse mainstream; Elena Santarelli, Naike Rivelli, e molte altre cavalcano l’onda e danno anche loro mostra dei loro famosi dettagli. C’è chi però riesce ad avere successo, partendo proprio dal suo lato B, come Jen Selter, considerato “il lato B più popolare di Instagram”  grazie alle foto ha fatto ad esempio del suo fondoschiena il suo lavoro. Claudia Romani,  grazie ai social network, in cui posta le proprie immagini semi-hot, riesce ad accaparrarsi migliaia di fan sulla rete.

Cioè, siamo passati da “questo”:

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(uno dei primi selfie del 1900)
a “questo”:

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Cosa cavolo è successo? E, Non per fare la moralista, ma una volta spogliaticisi anche del nostro senso del pudore, cos’altro avremo da toglierci?

-Anna.

 

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19 pensieri su “Selfie: ecco l’underboob.

  1. Ciao Anna, giusto ieri facevo questo tipo di pensiero, ovvero, ci si sta spingendo veramente oltre per apparire, oramai il bello di essere se stessi non è più considerato, oggi è meglio essere uguali agli altri sennò si è tagliati fuori… Io sono fiero di rimanere sempre lo stesso, non sarò alla moda, ma mi sento più vero e non artefatto.
    Complimenti per il Blog.
    Andrea.

  2. Proprio oggi riflettevo sulla prostituzione in rete per una manciata di like. E per prostituzione intendo il mostrarsi senza più rispetto per la propria intimità.
    Trovo tutto molto triste….

  3. Non esiste piu’ il comune senso del pudore. E purtroppo si va anche oltre i selfie da te descritti. In questo declino ci metto pure quelli che usano i social per sbeffeggiare il prossimo, che se fragile finisce per togliersi la vita. Tutto assurdo.

  4. Il costume si evolve, così come l’intelligenza, così come la stupidità. Da moltissimi anni si assegnano i Darwin Awards, che per l’appunto premiano non la stupidità assoluta, ma proprio la sua evoluzione. A questo si aggiunge il fatto che da qualche decennio oramai c’è una spasmodica attenzione all’immagine, sia per quanto riguarda il miglioramento, sia per quanto attiene al preservarla. Chirurgie estreme alla Balestra/Versace, trapianti di capelli improbabili, zigomi come palline da golf, sono cose che oramai vediamo sempre. E’ fisiologico che tutto questo si ribalti in qualche modo sulla massa, ed in particolare sui social autocelebrativi come Facebook o Instagram. E per tentare di dare una risposta alla tua domanda, credo sinceramente che non ci sia un estremo superiore, perché ci sarà sempre qualcosa che “va oltre”. 🙂

    • I Darwin Awards? 🙂 questa mi giunge nuova. Comunque l’immagine è sempre stata importante, da sempre. Fin dai primi manifesti pubblicitari, è che concentri l’attenzione dell’immagine “da un lato”, che critico. Parlando palese palese, non vedi per forza far vedere tette e culi e/o quanto è grande il pacco e/o le guance rifatte. Ed è appunto il ” va oltre ” che mi spaventa. Cioè, che altro far vedere quando abbiam fatto vedere quasi tutto? 😛 domande retoriche, scusami.
      La prima volta che vidi Donatella Versace è stato come vedere un film horror 😛 ma di quelli vecchi e in grado di soggiogarti, non di quelli nuovi, splatter con marmellata, grazie per aver risvegliato un brutto trauma. 🙂 passa più spesso. 🙂 soprattutto perchè stimoli a certi interrogativi. 😛

      • Che altro far vedere? Beh ad esempio ci sono persone che mostrano i propri arti amputati. Cicatrici. Prima di arrivare all’anima (che richiederebbe un visore molto particolare per vedere qualcosa… 😉 ) hai voglia a quante nefandezze puoi pensare di mostrare. Ai primi del 900 (e cito quell’epoca solo perché esisteva la fotografia) non è che non esistessero le foto porno. Semplicemente, non erano di pubblico dominio. Perché erano considerate una pericolosa perversione. Oggi lo sono. Oggi noi abbiamo un’idea di cosa sono le “pericolose perversioni”. Il mio punto è che queste, che oggi consideriamo inguardabili, domani saranno public domain. Ecco cos’altro potremo far vedere. 🙂 Ho pubblicato giusto oggi sul blog una “rivisitazione” di Cappuccetto Rosso in chiave moderna. L’avessi scritta 30 anni fa, sarei stato considerato border-line. 30 anni fa Bukowski era considerato inaccettabile dalla maggioranza, una sparuta minoranza lo apprezzava. Oggi è considerato un genio da chiunque. Il punto è che il comune senso del pudore di 30 anni fa focalizzava l’analisi sul vasetto pieno di carne trita che usava per masturbarsi, trascurando aspetti sociologici e umani profondi. Era giusto allora? E’ giusto oggi? La risposta non c’è. Ma mi piace cercarla. Proprio per il gusto della ricerca. E mi piace avere tanti dubbi. 🙂

      • (ti rispondo solo adesso perchè ho avuto solo ora la possibilità di vedere il blog).
        apparte che è il commento più bello che abbia mai letto. Voglio dire, tu sì che hai una mentalità molto aperta 🙂 ed è bello aspettarsi sempre nuove cose da futuro, cose positive e non in chiave negativa come ho fatto io :* il tuo commento m’ha arricchito, sul serio :*** grazie 🙂

      • Oh… 🙂 se c’è una faccina che diventa rossa, io non so come renderla, ma è così che mi sento… grazie a te, a me piace confrontarmi. E dal confronto ci si arricchisce, come ho detto non ci sono ragioni e torti, ma opinioni. E’ bello raccontare le proprie, e ascoltare quelle altrui. E rimanere con la voglia di cercare, con la curiosità, con i dubbi. 🙂

  5. Ottimo articolo. Mi trovi totalmente d’accordo sulla critica ai selfie. Ormai sono divenuti uno strumento per vendere il proprio corpo, per essere guardati/e, solo per attirare l’attenzione. E’ veramente triste.

    • Grazie mille per la tua opinione 🙂 oramai il pudore non esiste quasi più da nessuna parte. :/ A proposito di vendere il proprio corpo, ricordo qualche trasmissione di Ciao Darwin, in cui si facevano ascolti mostrando soprattutto tette e culi. .___. vogliamo metterci anche che la tv influenza parecchio soprattutto le giovani generazioni? sigh.

  6. È un fenomeno che ha iniziato a diffondersi una decina d’anni fa (anche di più) , quando l’apparire è diventato sempre più importante dell’essere .Allo stato attuale ,se non sei palestrato ( per i ragazzi) e con un fisico da urlo ( per le ragazze,magari con diete deleterie) ,non esisti . Ho notato anche che in concomitanza con questa “moda” ,si è sviluppato un interesse ridotto per lo studio.È per certi versi l’estremizzazione del motto ” il corpo è mio e me lo gestisco io” ,anche se rischi di apparire come un balordo o una zoccola. Ma in questo caso qualcuno/a risponderà prontamente :” so quello che voglio e posso farlo “.
    Allo stesso tempo chi non segue questa linea è additato come “sfigato”, “nerd”,”secchione’ :non veste di marca ,ha un aspetto trascurato e ,soprattutto, studia .Chi ha una buona media scolastica è quasi sempre messo in un angolo come un reietto .Chi sa , è malvisto ,come se le sue conoscenze fossero una dimostrazione di superiorità.
    I pupilli dei professori vivono un’adolescenza difficile che può sfociare nella depressione a causa di questo costante e inarrestato bullismo.
    Viviamo in un periodo contradditorio : i media promuovono un’immagine mercificata dell’uomo e della donna …e i ragazzi si identificano in essi .
    Se è vero che “ciò che sai è ciò che sei “, oggigiorno lo è altrettanto “ciò che hai è ciò che sei “.

    Sono andato un po’ fuori tema .Spero di avere contribuito alla discussione.

    • A dire il vero lo trovo un commento stupendo 🙂 include argomentazioni che di certo non sono fuori luogo. Purtroppo al giorno d’oggi è la televisione a gestire parte del nostro essere. Perchè sentirsi fuori luogo non è… di moda. Ma d’altronde anche negli anni ’70 seguivi com’era vestito Jimi Hendrix, o David Bowie ed eri “super”.
      Se potessi mi vestirei di libri, e trovassi più persone che hanno un pò di cultura in più dell’ultimo culo visto da Maria Defilippi sinceramente lo prenderei come oro colato. D’altronde anche noi, dai 20 anni in su, diamo più peso alle persone colte o con una certa cultura. E lo facciamo da sempre. Certo per i più giovani è più complicato. E parlo anche di ragazzini delle medie, dove la più alta aspirazione è quella di diventare una ballerina ed esordire ad Amici, o un calciatore per conoscere “SuperMario”. Solo che poi arrivano a 25 anni che son persi e non sanno neanche allacciarsi le scarpe.
      Ringraziandoti cmq di questo commento che è stato davvero stimolante, quando hai parlato di nerd, mi hai ricordato un articolo che ho scritto un mesetto fa, canzonando la figura dell’informatico 🙂 ti lascio il link e ti ringranzio ancora per aver commentato. https://articolarticolando.wordpress.com/2014/10/04/homo-tipicus-nerd/

      Anna.

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