Dal Manga all’Anime.

 

fonte: fbcover.it

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A colori. In bianco e nero. Con retini. Senza retini. Solo disegni, tipologie d’inquadrature differenti. Sapete quello di cui sto parlando, vero? Sono i fumetti, i comuni comic book diffusi fin dall’inizio del Novecento con la nascita dei fumetti Marvel o Dc, o ancora più diffusi, i Manga.
Importato dal Giappone, i Manga sta per “storie a fumetti” (traduzione letterale). Hanno segnato generazioni e generazioni di ragazzi fin dall’inizio degli anni ’70, influenzando cantanti come Caparezza e i Meganoidi, ricordiamo fumetti come Ghost in the Shell, Ken il guerriero, Sailor Moon (più recente) che presentavano trame ricche e per niente banali. Differenti da altre tipologie di comic book, i manga si differenziano innanzitutto dal modo di leggerli, da destra verso sinistra, dall’alto verso il basso. A livello grafico, ricordiamo i disegni delle location sono città metropoli con grattaceli e con periferie piene di villette, tipici orientali. Frequente è il ricorso alle linee cinetiche per esaltare i movimenti, Ma soprattutto la costruzione sia mentale dei personaggi, che si compongono sia di una personalità molto introspettive, sia fisica. I personaggi dei manga hanno caratteristiche fisiche che portano ad una maggiore espressività del viso come ad esempio gli occhi spesso molto grandi o comunque ben preponderanti rispetto al resto dello sguardo. L’origine di questa caratteristica è un prestito culturale che rievoca il tratto del famoso autore Tezuka Osamu (1928-1987), considerato il “Dio del Manga” chiamato così, aver scritto il suo primo manga all’età di 17 anni, è stato il primo regista a mettere in scena nel ’73 il famoso Astroboy. Egli stesso, essendo un grande ammiratore di Walt Disney, ammette di essersi ispirato nel manga “L’Imperatore della Giungla” ( nell’edizione anime “Kimba, il Leone Bianco”) allo stile del “Bambi” disneyano.  Generalmente il manga non è a colori, ma in bianco e nero, e vengono riprodotti disegni anche senza baloon (le nuvolette), poiché i dialoghi, nel manga non sono indispensabili. Si punta soprattutto all’ “illustrare” invece che al “parlato”. I manga molto spesso vengono stampati su carta del tipo scadente, essendo inizialmente un prodotto da pubblicare su riviste contenitore, per evitare spese di stampa inutili, per cui si preferisce utilizzare un’economica stampa in bianco e nero. Come una sorta di “anteprima”, per attirare lettori, per poi in un futuro, stampare i tankōbon, ovvero i volumi veri e propri.
I manga, importati dal cartaceo all’audiovisivo, vengono chiamati Anime, dall’abbreviazione di animēshon. E’ divenuto un fenomeno culturale popolare di massa considerato una forma d’arte tecnologica propensa a ogni tipologia generazionale con argomenti e generi sempre molto vari e differenti: si parte dal fantasy, fino ad arrivare al genere d’avventura. Sport e letteratura. Drammatico e d’amore. (ovviamente).
Essendo mutuati dai Manga, anche gli anime son riconoscibili non solo dalla costruzione fisica del personaggio, che presentano molti dettagli espressivi, sempre sulla scia di “Tezuka-sama”, curandone la completezza del personaggio, ma anche l’ambiente intorno a sè, cercando di creare più pathos con lo spettatore. Frequente è infatti l’uso espressivo dei sfondi per sottolineare lo stato d’animo dei personaggi, ma anche tutta una serie di dettagli grafici tipici dei fumetti, spesso utilizzati in maniera comica, quali la goccia di sudore per significare imbarazzo o tensione o la bolla dal naso per indicare il sonno profondo. Molto frequente è la simbologia nipponica culturale che ritroviamo negli anime (ripresa anche dal manga), a partire dalla cultura, fino ad arrivare a dottrine filosofiche come “il senso del dovere”, ma dovere intento come il compito di saldare un debito, che può essere nei confronti di qualcuno o nei confronti di sé stessi, e che alle volte può addirittura legarsi a qualcosa di più importante riguardante il mondo intero, rispetto al quale l’eroe in questione , superando le proprie emozioni e il proprio voler isolarsi per la sua diversità nei confronti della moltitudine, assume la responsabilità di sacrificarsi pur di soddisfare il proprio scopo, altra peculiarità che hanno i protagonisti di un anime. Lo si può riconoscere chiaramente ne ” i cavalieri dello zodiaco ” di Masami Kurumada ma molto spesso anche nei film di Miyazaki o Yoshida.

Ma in che modo esattamente un manga diventa un anime? Si parte da un accordo tra il disegnatore con i suoi assistenti, e la casa di produzione. Molte volte il disegnatore e il direttore di regia sono la stessa persona, proprio perché se l’autore capisce che il fumetto può far successo, diventa poi facile creare un nuovo modo per guadagnare in mille altri modi: così nasce il concetto di “high concept”, un progetto che estende il fumetto\anime a un panorama più ampio da dove poterne ricavare più entrate, cosicchè possano nascere gadget, film e vari modellini (come i revoltech, una marca piuttosto conosciuta nell’ambiente per la qualità).
Gli anime sotto questo punto di vista , sono stati una vera e propria innovazione nel campo dell’animazione , poiché sfrutta il concetto di “Animazione Limitata”. Altri non è che il “fare di necessità, una virtù”. Tutto nacque dall’iniziale bisogno delle produzioni di fronteggiare le scarse risorse economiche. Cercando di risparmiare sulla carta, si arrivò a creare dai quindici disegni al secondo, tipici della media delle produzioni animate, fino a un massimo di cinque disegni al secondo, risparmiando soprattutto nelle pose intermedie, con la conseguenza di un’animazione sicuramente meno fluida. Per ovviare a questo “fastidio”, si stabilì uno stile narrativo assolutamente originale, cercando di sfruttare l’immaginazione dello spettatore per completare le ellissi rappresentative, in concomitanza con un linguaggio forbito, suggestivo e stimolante. Questo processo è tuttavia di “vecchio stampo”, ma al giorno d’oggi vengono usati computer in grado di creare immagini 3D, non rispettando molto la peculiarità tipica dell’anime, ma cercando di mantenere sempre la stessa linea per quanto riguarda il narrato. Dopodichè, si passa al montaggio delle scene. Un lavoro ben complicato, basato sulla necessità di sviluppare la trama mettendo insieme i disegni, i testi, la colonna sonora, incentrandosi soprattutto sul messaggio che l’autore vuole proferire al pubblico, cercando di non arrivare ad essere censurato negli altri paesi del mondo.
La censura viene spesso applicata in tanti stati, per epurare determinate argomentazioni “pesanti” da gestire. Ma questo alle volte porta a stravolgere interamente la storia dell’anime, con annessi i fan dell’omonimo manga. Ma …. perchè? Nonostante un ormai sorpassato luogo comune occidentale che riduce l’animazione giapponese ad un prodotto rivolto ad un pubblico infantile o, al contrario, a carattere pornografico, in realtà l’anime è allo stesso tempo un prodotto di intrattenimento commerciale dedita a fasce d’età differenziali. In Giappone e in Corea i film d’animazione non sono rivolti solo a infanti, ma anche ad adolescenti o giovani adulti. Tuttavia qui in Italia però si ha una concezione abbastanza chiusa di “cartone animato”, o “film d’animazione” in quanto si pensa siano rivolti solo a pargoli in giovane età. E appunto per questo, secondo la massa, c’è bisogno di filtrare le argomentazioni trattate in ogni spettacolo che un bambino potrebbe guardare. Perciò partendo da nomi stravolti, ( vedere i cavalieri dello zodiaco, in cui la dea Atena, viene chiamata la regina Isabelle) a veri e propri discorsi “inventati”.
Per quanto riguarda gli anime importati in Italia, all’inizio degli anni ’80, la censura veniva applicata pesantemente quando gli anime presentavano scene di sesso, di nudità, di scritti orientali o comunque riferimenti visivi nipponici, e stiamo parlando di censure visive, tipo in caso di inquadratura troppo vicina di dérnière femminile, il fotogramma veniva saltato, o tagliata completamente la scena. Ma anche in quanto a dialoghi non si scherzava: ogni riferimento di tipo scomodo a tutto ciò che non è adatto ad un bambino dell’età dai 2 ai 9 anni, compresi riferimenti sessuali, o di tipo violento, veniva censurato. Uno dei primi anime censurati, è stato “Alpen rose” andato in onda sulle reti Mediaset tra l’85-86 in Italia. Pur di non far capire che la trama veniva legata alla seconda guerra mondiale, vennero tagliati addirittura 10 minuti dell’episodio, quindi ben metà episodio. Negli anni ’90 forse l’anime più famoso ad aver subito nette censure è stato Lady Oscar. Andato in onda sulle reti Mediaset, la trama fedelissima al manga, ma nell’anime molte son state le censure in cui si alludeva alla relazione tra i due protagonisti: Oscar e Andrè, ipotizzando che un bambino non avrebbe capito per bene perchè UN generale delle guardie, ne corteggiava UN ALTRO. Con la trasmissione di anime come Card Captor Sakura nel ’99, sempre in onda sulle reti Mediaset sembra essere terminata la censura dei riferimenti alla lingua e alla cultura giapponese, ma vennero ancora censurate inquadrature troppo “osè” per gli standard. In Dragon Ball, che fu uno dei cartoni di punta degli anni 2000, dopo un primo adattamento, l’arrivo a Mediaset comportò una serie ancora più lunga di censure, alcune delle quali l’eliminazione dei caratteri katakana (uno dei tre caratteri nipponici). Negli ultimi anni si aggiungono alla liste delle censure One Piece e Naruto. In entrambi i casi si presentano scene di violenza tagliate, in alcuni casi proprio i dialoghi, sbiadito il colore del sangue (diventato nero ed opaco, o a volte sostituito dal sudore).

Tagli del genere son stati voluti dal Movimento Italiano Genitori, (MO.I.GE.) fondato ufficialmente negli ultimi anni. Genitori apprensivi, preoccupati per l’influenza che i cartoni animati possano avere sui figli. Nel ‘96 dei ragazzi lanciarono un sasso da un cavalcavia, provocando un incidente e uccidendo una persona. Nelle perquisizioni condotte a casa dei colpevoli la polizia trovò dei manga di Ken il guerriero, ritenuto violento e quindi accusato di aver incitato a simili comportamenti. Nel ‘97, la psicologa Vera Slepoj sostenne che la quinta serie di Sailor Moon sarebbe stata in grado di danneggiare la sessualità dei bambini. La Slepoj mosse quest’accusa, basandosi sulle segnalazione di molti genitori, i cui bambini maschi si identificavano con la protagonista. In seguito la controversia riguardò anche la presenza delle Sailorstarlights, guerriere che, quando non combattono, sono dei ragazzi in tutto e per tutto. Sono le guerriere Sailor Uranus e Sailor Neptune che formano una coppia omosessuale, ma il loro amore viene censurato da Mediaset, che fa passare le due per semplici amiche, censurando e modificando i dialoghi di sana pianta. Nell’ultimo episodio della serie, inoltre, Sailor Moon, coinvolta in una battaglia particolarmente violenta, si mostra alla fine in video completamente nuda, inteso come simbolico nella storia, non presentando caratteri sessuali visibili, ma venne giudicato inaccettabile e quindi censurato dagli adattatori. Nel 2000 scoppiò il caso Dragon Ball: una madre sfogliando un numero di Dragon Ball, trovò una vignetta in cui Bulma, una delle protagoniste fa vedere le mutandine al maestro Muten, ignara del fatto che Goku gliele aveva tolte la sera prima. Considerandola non adatta ai bambini, si rivolse all’associazione Cittadinanzattiva, che presentò un esposto alla Procura di Roma nei confronti dell’editore Star Comics. La scena citata fu accusata di incoraggiare la pedofilia ipotizzando che leggendo quella scena un bambino avrebbe potuto pensare che esibire le mutandine a un vecchio fosse nella norma. Malgrado ciò, la vicenda si è sgonfiata in poco tempo senza alcuna conseguenza, se non che nelle due ristampe successive la Star Comics, ha deciso di censurare la scena incriminata. Da quel momento in poi, la Star Comics aggiunse, nella pagina iniziale di tutti i manga pubblicati, un’avvertenza (tutt’ora presente) in cui si specificava che tutti i personaggi, sebbene siano soltanto delle rappresentazioni grafiche, sono maggiorenni, nonostante Goku stesso, protagonista della serie, fosse ancora un bambino.

In concomitanza con il MOIGE, dal ’97 esiste un’associazione che si batte contro la censura negli anime: l’ADAM (Associazione Difesa Anime e Manga), attiva soprattutto in web, che mantiene contatti con esperti del “fumetto “o dell’animazione come il giornalista Luca Raffaelli, i Kappa Boys ed anche il doppiatore Fabrizio Mazzotta. Negli ultimi anni, salvo la parentesi dei Pokémon, di Dragon Ball, Naruto e One Piece, le emittenti televisive sembrano soddisfare i loro fan trasmettendo di sera, in fascia protetta, anime non censurati. Diventano sempre più frequenti delle maratone riguardanti determinate serie tv. Basti i quattro episodi di Occhi di gatto, dei film Capitan Harlock – L’Arcadia della mia giovinezza e Nadia e il mistero di Fuzzy nella maratona Notte Manga nel ‘99, i film di Lupin III in prima serata su italia 1 nel 2007, alcuni episodi di Dragon Ball nel 2010. MTV seguì l’esempio, trasmettendo in orario non protetto, preceduto da un avviso al pubblico, iniziando dalla trasmissione dei vari Evangelion, Inuyasha,e Ranma ½ senza censure. Anche la RAI, dopo anni di distacco dalle produzioni orientali, per via delle trasmissioni troppo cruente per un pubblico infantile, mise in onda il film di Akira su Rai 3 in orario notturno e alcuni film di Dragon Ball nel 2000-2001. A partire dal 2009, Rai 4 ha iniziato a trasmettere anime senza censura in seconda serata, come Code Geass e Sfondamento dei cieli Gurren Lagann, Finora sono stati mandati in onda, Soul Eater, NANA, Lovely Complex, e molti altri. Esistono alcuni casi in cui l’anime è stato messo in onda prima in versione originale, poi in versione adattata, come ad esempio Hunter × Hunter, che ha avuto due adattamenti. Shin Vision si è occupata della post-produzione video per la tv, a cui ha apportato sulle scene più violente tagli, rallentamenti, fino ad eliminare particolari dei fotogrammi originali, e modificando dialoghi, ridoppiandoli. Mediaset, però, ha trasmesso erroneamente la versione non censurata della serie, arrivando fino al famoso episodio “Sasso × Forbici × Cuore” in cui Killua estrae dal petto del rivale il cuore, uccidendolo. Dopo la messa in onda di questo episodio, Mediaset si accorse di aver mandato in onda le puntate originali e non quelli preparati appositamente per la trasmissione televisiva: interrompe quindi la serie animata dal primo pomeriggio programmandola al sabato/domenica mattina, con episodi in forma censurata. Italia 1, ha poi replicato i primi 32 episodi andati in onda (in modo da trasmettere i rimanenti in prima visione) di nuovo al primo pomeriggio, ma in forma edulcorata (l’episodio incriminato ha quindi cambiato titolo: “Sasso × Forbici × Carta”). Al cambio di casa di doppiaggio per gli OAV della serie le censure video sono notevolmente diminuite.

E’ una fortuna che certe “limitazioni” siano diminuite. Soprattutto perchè l’anime è un Opera, completata in tutto e per tutto nel giro di molti mesi (fare un animazione è complicato), con la collaborazione di tutti, assistenti, disegnatori, musicisti,   direttori di regia . Ma soprattutto è una sorta di “messaggio” che l’autore vuole inviare ai suoi fans e ai FUTURI fans. Un modo per apprendere, perchè anche dalle animazioni o dalla cinematografia c’è sempre da imparare. E censurando opere del genere non si fa altro che setacciare il lavoro, non rendendolo come dovrebbe essere. Ecco perchè è sempre meglio vedere la versione originale, che magari potrà anche essere contro i nostri princìpi, potrà non essere apprezzato. Ma l’importante è vederlo con occhio critico ed oggettivo.

E chi sprona la censura è probabilmente perchè non ha piacere dell’apprendimento anche nella forma più “particolare” che gli si para davanti. I genitori troppo apprensivi vanno spronati ad aprire la propria mente, non sto parlando di bigottismo. Ma sono argomenti che oramai son diventati ” di tutti i giorni ” e che vanno trattati con il dovuto peso. La morte, l’amore tra due persone diverse e le violenze non sono forse argomenti della nostra vita che vanno compresi giorno dopo giorno? Sia nel senso negativo che nel senso positivo. Altrimenti tanto vale chiuderci in una grotta ed aspettare che argomenti scomodi li gestisca qualcun altro con i nostri figli.

-Anna

 

 

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4 pensieri su “Dal Manga all’Anime.

  1. Sono cresciuto a Manga, anzi, dato che sono abbastanza grandicello, ho letto tonnellate di manga quando già ero cresciuto, diciamo negli anni ’90.
    Brava, bellissimo articolo.

  2. Interessante articolo, mia figlia ama i Manga, a me non piacciono molto, però non limito o influenzo la sua voglia di conoscenza e di disegno.
    Complimenti, articolo che ho letto volentieri e che ha ampliato la mia conoascenza sull’argomento.
    Grazie per la tua visita nel mio blog.

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