[Recensione] Il Seme Della Follia.

 

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Mi accingo a recensirvi un altro dei paletti portanti dell’horror degli anni ’90. Il terzo capitolo della saga apocalittica ( a livello tematico) di John Carpenter, preceduti da “La Cosa” (1982) e “Il Signore del male” ( 1987). Per creare Il seme della follia, in inglese “In the mouth of madness”, Carpenter viene ispirato dai celebrissimi racconti di H.P. Lovecraft, celebre precursore della fantascienza angloamericana.

La trama inizia con l’inquadratura di un manicomio, dove degli infermieri conducono uno scalpitante John Trent, (ex) investigatore privato specializzato in truffe contro le assicurazioni, verso una cella imbottita. Durante una seduta informale con uno psicologo, attraverso un lungo flash back, (in stile prettamente lovecraftiano) John inizia a raccontare tutte le vicende che l’hanno portato dov’è ora, partendo dall’ingaggio della ditta editoriale, dove il nostro razionale protagonista, deve ritrovare il celebre scrittore di horror, tale Sutter Cane, svanito nel nulla prima dell’uscita del suo ultimo e TANTO ATTESO romanzo. Sottolineo ancora tanto atteso, poiché in attesa dell’uscita del libro, i suoi fans iniziano a diventare isterici e il tutto progredisce in un incontrollabile isterismo di massa. Mentre il tutto degenera perchè le copie vendute non hanno saputo soddisfare la domanda, John aiutato e guidato dall’assistente editoriale Linda Styles, con una mentalità molto più flessibile e suscettibile del suo estremamente logico e concreto co-protagonista, si accingono a trovare la città omonima del libro dove si pensa che lo scrittore si sia rifugiato solo per una trovata mediatica. Ma una volta arrivati in questa cittadina, è tutt’un’ascesa all’inferno, accompagnato dal terrore di tutto ciò che prende vita dai libri di Cane. Casette a schiera, ma intrise di inquietudine. Personaggi che angoscianti è dir poco. Giocando tra mostri e creature viste e non viste, unito ad una sorta di “cogito ergo tu est” dello scrittore, il film ci terrà sulle spine fino al suo finale apocalittico e distruttivo, anche nei confronti di sé stessi.

Dalla magnifica e totale regia di Carpenter, guidato dalla sceneggiatura di Michael De luca, che possiamo ricordare per “ Nightmare 6” e “Dredd, la legge sono io” il cast è formato da stelle del cinema come, Sam Neill, e sicuramente lo ricorderete per film come “Caccia a Ottobre rosso”, “Ore 10: Calma piatta” , “Conflitto finale” o “Possession” ma tutti ce lo ricordiamo come (e forse solo) come il Dr. Grant di “Jurassic Park”. Julie Carmen è l’unica protagonista femminile, già nota per “Oscuri Presagi” e per la sua eccellente interpretazioni in “ammazzavampiri 2”. Un vero elogio va comunque fatto per chi ha interpretato l’ angoscioso e perchè no, tremendo Sutter Cane, Jürgen Prochnow, che ricordiamo tutti per essere uno dei protagonisti di “Dune”, per aver fatto con Stallone “ Dredd, la legge sono io” e infine una piccola parte in “Il codice da vinci”.
Ma i veri protagonisti del film son stati gli effetti speciali, poiché senza di loro, il film sarebbe girato tutt’intorno ad una trama non banale, ma non avrebbe creato tutta quella suspence e ansietà che hanno portato avanti l’intera storia.

Star Wars, tutti e 3.Indiana Jones, i primi 3. La storia infinita. Ghost. L’uomo dei sogni. E-T l’extra-terrestre. Starman. Armageddon e ancora Il seme della follia. Dobbiamo tutti questi capolavori con fantastici effetti speciali a Bruce Nicholson, operatore presso la Industrial Light&Magic, vincitore di due premi oscari, uno per gli effetti speciali per “I predatori dell’arca perduta” (1982), l’altro come “special achievement” (1981) per “L’impero colpisce ancora”.

Al di là dei dettagli sul cast e sugli effetti visivi, c’è dell’innovazione sulla trama, che fin dagli anni ’80 erano molto ricercati quegli horror in stile psicologico senza esagerazioni sullo splatter, e per cui oggi sono molto rari. E’ uno di quei film d’alto livello, in cui la storia va di pari passo con l’atmosfera, bordato da un’angoscia sotterranea pronta a venir fuori fin dalla prossima inquadratura, seguita da momenti di fascinoso terrore. E dico fascinoso poiché questo è un horror che ti tiene appeso ad un filo, mentre tutto crolla e tu speri che il cattivo possa esser ucciso o fatto fuori. Ma così non succede, e non perchè non sia giusto, ma perchè non è ciò che conta nel finale. L’importante è uscire dalla “bocca della pazzia”. Ma mentre si arriva alla fine, realtà e fantasia si attorcigliano, intricandosi come mostruosi amanti in cerca di responso, ma purtroppo, come in molti lungometraggi di Carpenter, alla fine le risposte devi dartele da solo perchè non hanno mai una vera e propria conclusione. E quando arriva il “the end” puoi solo riflettere su alcune tematiche, come ad esempio: quando la narrativa diventa un vero e proprio cult? Tant’è che Sutter Cane, detto dal suddetto regista, incarna la figura troppo elogiata all’epoca (ma a buon rendere) dello scrittore “Stephen King”, quando all’uscita di ogni suo libro, si ricreava una folla degna di nota, semi isterici pur di acquistare l’ultimo libro dell’autore. Ma io potrei citarvi situazioni simili e più recenti come “Il Codice Da vinci”, quando Dan Brown venne preso non come uno scrittore che aveva creato e scritto la sua storia basandosi su dettagli ultra realistici, ma come un dettatore di una nuova e nascosta verità. Quindi iniziarono a crearsi vere e proprie sette di complottisti. Diciamo “impazzirono” per questo libro, proprio come, in senso esageratamente negativo, è successo ai lettori di Sutter Cane.

Un altro dettaglio del film è una sorta di parallelismo: quando il libro prende spunto dalla realtà e quando la realtà prende totalmente spunto dalla fantasia. I libri non sono reali, ma se lo diventassero? Alla fine ogni libro è ideato da basi realistiche. Ma se la realtà fosse realizzata dai libri? Dov’è quella sottile linea che li divide? È divisa da un ponte di legno con il tetto che divide una sponda dall’altra? E dov’è che finisce l’una e inizia l’altra? Ed è proprio su questo parallelo, che John Carpenter conduce uno dei suoi ultimi lavori prima dell’ultimo ventennio.

Registi dei giorni nostri dovrebbero tener presente film epocali del genere per poter fare successo. Quando neanche riuscivi a vedere mezz’unghia del mostro o di un psicotico killer, che già saltavi dalla sedia. E’ inutile vedere tutto il sangue possibile con gli splatter sempre più penosi e sanguinolenti, ma che, consentitemi di dirlo, ti fanno lo stesso effetto di quando vedi la Clerici sfornare la sua ultima ricetta.

 

 

-Annù.

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