“Non pensare, e non verrai molestato.”

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Ci tengo a scrivere un articolo su questa brutta situazione basata su Charlie Hebdo. Perchè dire che mi sento parte di quella fetta di lavoratori chiamati “giornalisti” forse è troppo, basta dire che è una mia aspirazione ed ora che riesco un pò a pensare lucidamente, credo che tutto questo abbia un chè di assurdo.

Ma prima di arrivare al dunque, visto che questo blog mira soprattutto a dare la giusta dose d’informazioni, ci tengo a fare un excursus molto veloce sulla situazione che ha portato agli eventi del 7 Gennaio.

Partiamo dall’organizzazione islamica.

L’isis ha avuto origine nel 2006, riunendo grandi fazioni ribelli come la jihad e Al Qaeda, e comprende i territori della Siria ed Iraq caduti sotto il leader Abu Bakr al-Baghdad. Lui riunisce tutti i territori in una sola unica caratteristica riconosciuta così non solo dall’ONU, ma da tutte le emittenti mediatiche: terroristi. Ma cos’è che realmente smuove l’isis? L’isis innanzitutto si proclama a favore della religione, credendo fermamente in Allah, e nel Corano. Si dichiarano fondamentalisti islamici, legati più che mai alle parole del profeta. Proprio come dice il Corano reputano infedeli chiunque non sia islamico. Oltre a rivendicare alcuni territori dell’Africa del nord, rifiutano le innovazioni, considerandolo una corruzione dell’anima, e condannano l’impero ottomano, per essersi allontanato da quello che loro chiamano “islam puro”. Il loro obbiettivo è quello di riunire tutto il mondo sotto un’unica grande dittatura, con le stesse caratteristiche islamiche. Non c’è posto nella loro dittatura per il libero arbitrio, nè tanto meno per il rispetto delle credenze altrui. Negli ultimi mesi hanno dimostrato di “fare sul serio” decapitando giornalisti americani, francesi e molti altri, imponendo loro, prima di ammazzarli, di convertirsi all’islam in punto di morte. Un’aperta forma di minaccia nei confronti di tutti gli stati e nazioni.
Ora, andiamo dall’altro lato, e spieghiamo per bene cos’è Charlie Hebdo.

E’ una rivista appartente all’editoria francese che fin dalla sua fondazione, circa nel 1962, ha fatto satira su argomentazioni riguardarti OGNI TIPO DI RELIGIONE E CULTURA, senza alcuna differenza tra occidentale o orientale, in modi estremamente pungenti. Fin dagli inizi è stato criticato per il suo esagerato e alle volte offensivo, sarcasmo. Per fare un esempio, nel 1962 gli è stata vietata la pubblicazione per circa un anno, bloccato dallo stesso ministro dell’interno.

 

Rimessosi in carreggiata qualche anno dopo, nel corso degli anni ha comunque ricevuto la sua dose di critiche, non solo disaccordi interni nella stessa redazione, ma fin dai recenti anni 2000 il giornale, prettamente di sinistra radicale, ha affrontato accuse di razzismo da parte di associazioni cosmopolite,  visto le svariate vignette a sfondo religioso, in cui si canzonava apertamente la religione cristiana o islamica. Dal 2011 hanno subito due attentati. Uno nel novembre dello stesso anno. Ignoti attaccano la sede editoriale con bombe molotov poco prima dell’uscita del numero di Charlie in cui si elogiava la vittoria del partito fondamentalista islamico. L’altro, con un tragico epilogo, il 7 gennaio.

Passiamo al tragico svolgersi degli eventi.

7 Gennaio 2015. Due persone di origine islamica, armate di kalasnikov, incappucciati, abbandonano la macchina in strada, in pieno giorno, di fronte agli uffici del giornale. Immaginatevela come una scena molto veloce, le stesse di un film d’azione. Entrano nel palazzo, pistole alla mano e alla reception si dichiarano appartenenti al gruppo di Al qaeda, la receptionist spaventata non li lascia passare. Non dice nulla, è ammutolita. La security arriva per fermarli, e bloccarli, ma i malviventi hanno già preso come ostaggio la disegnatrice Corinne Rey e suo figlio, e la minacciano. La disegnatrice è morta se non mette il codice numerico per entrare nella sede di Charlie Hebdo. La malcapitata, tra le lacrime immette il codice. Ai piani superiori abbandonano gli ostaggi, fortunatamente per loro superstiti, e aprono il fuoco contro tutti i dipendenti, indiscriminatamente. Il loro urlo di guerra è sempre quello in nome di Allah, onnipresente quando si devono mietere delle vittime. Arrivano al piano superiore. La riunione settimanale della redazione. Il direttore del giornale, Charb, e tutti i vignettisti, autori delle vignette che hanno umiliato per anni la figura di Maometto. Tra le porte di vetro, è un attimo, aprono il fuoco e tutti gli 11 in riunione muoiono sul colpo. Scrivanie intrise di sangue, che ora macchiano i fogli e la prossima edizione del giornale. Pensieri, idee, vignette non ancora uscite o elaborate, che ora si affievoliscono prematuramente. E quello che ne rimane è solo quello che avrebbe potuto essere.

I due scendono di nuovo dal palazzo, scappano, veloci, mentre nessuno riesce a rimanere, la strada è vuota. Prima di scappare via si assicurano non ci siano testimoni. E riprendono a scappare per le strade di Parigi sulla loro Citroen c3. I numeri di feriti e morti coinvolti è esorbitante. I due sono poi scappati in macchina e dopo aver sparato ad un posto di blocco alle porte di Parigi, hanno rubato un auto ad un civile e sono scappati ancora.

La mattina del 7 Gennaio è una mattinata tragica per la Francia, per l’Europa, per tutto il mondo. Ma la polizia, sebbene sotto shock, non si abbatte e inizia le ricerche per catturare i due assassini. Le ricerche hanno portato ai nomi di due fratelli islamici sbarcati in Francia qualche tempo prima, i fratelli Kouachi, che dopo essere scappati da Parigi, ora si sono rifugiati dopo un conflitto a fuoco nella cittadina di Dammartin-en-Goële.

E’ l’8 Gennaio. Quasi in contemporanea, a distanza di poche ore, a Montrouge, a sud di Parigi, un altro terrorista armato di mitra, Coulibaly, si apposta su un palazzo in pieno centro, con il suo mitra. Appena la volante della polizia arriva chiamata con la scusa di un incidente stradale, lui apre il fuoco. In pieno centro. L’idea di Coulibaly era quella di sacrificarsi anche lui, per distrarre dalla fuga dei fratelli Kouachi. Lui uccide altre 5 persone, tra cui 2 poliziotti. Coulibaly fugge, cerca di far perdere le sue tracce.

E’ il fatidico 9 Gennaio.

I due attentatori di Charlie, sono ancora a Dammartin-en-goele, dopo aver capito di essere braccati, e di non aver ucciso abbastanza, ora hanno preso d’assedio una tipografia, prendendo con sè circa 10 ostaggi. La polizia tenta di negoziare con i due, chiedendo di lasciare andare gl’innocenti, persone che non c’entrano nulla nella loro guerra apre. Passano le ore, ma la situazione non cambia. E diventa ancora più difficoltosa quando quasi in contemporanea anche Coulibaly decide di barricarsi in un supermercato kosher di Parigi, prendendo alcuni ostaggi e chiedendo per il loro rilascio la liberazione degli attentatori dello Charlie Hebdo. Come in un film, l’assedio dell’alimentari era stato fatto da un ostaggio, nascosto nel retro, in uno scatolone, attraverso un cellulare. Le forze speciali francesi sono stufe di negoziare, e decidono di irrompere nel fortino d’emergenza rubato alla Francia, visto che era già stata derubata di alcune vittime, e di mietere le cause di quegli omicidi nello stesso momento. Rumori silenziosi nei dintorni della tipografia, di passi che s’avvicinano. Spari in lontananza, ripresi da una telecamera a quasi 1 km di distanza per ragioni di sicurezza. E’ in un attimo, si sente uno scoppio, la polizia entra e ammazza i due fratelli Kouachi. Portano fuori, quelli che restano degli 8 ostaggi, ne rimangono 4 in condizioni spaventose.

Anche l’altro terrorista, Amedy Coulibaly, è stato ucciso, a Porte de Vincennes, nella zona est di Parigi, durante la simultanea irruzione della gendarmerie all’interno del supermarket. Morti altri 4 ostaggi e se ne salvano 6, tra cui un bambino di circa 6 anni.

E cosa ne rimane ora, dopo circa una cinquantina di morti e feriti? Cosa ne rimane ora se non un segno, un marchio sanguinoso sulla Francia ed un altro ennesimo marchio a sangue per gl’islamici? ISLAMICI. Chiamiamoli come si dovrebbe, terroristi. D’islamico hanno solo le dottrine, dottrine che seguono in malo modo.

Come si può parlare di globalizzazione quando nel mondo c’è ancora il poco rispetto per le idee altrui ? Quel rispetto che milioni, ma che dico, miliardi di persone nel corso della storia hanno combattuto perchè tutti avessero pari diritti, senza nessuna differenza tra gli uni e gli altri. Nè carnagione, o religione, maschio o femmina. Tutti, diritti paritari. Ma loro no, no. Loro, seguendo le leggi di vita scritte nel Corano prendendole come religione, non accettano altre idee al di fuori della loro religione. Nè un minimo rispetto per l’opinione altrui. (a meno che questa stessa non urti la loro religione). Lo si enuncia anche nella Dichiarazione universale dei diritti umani ISLAMICI.” Sì, signori miei. Quando nel ’48 fu stilata la dichiarazione universale dei diritti umani, nell’81 gli islamici si resero conto che la dottrina non andava a braccetto con l’islamismo, e se ne crearono una tutta loro, ufficializzata dall’ONU. Ecco cosa si legge:

Art. 12 – Il diritto alla libertà di pensiero, di fede e di parola

1) Ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito. Nessuno infatti ha il diritto di propagandare la menzogna o di diffondere ciò che potrebbe incoraggiare la turpitudine o offendere la Comunità islamica: «Se gli ipocriti, coloro che hanno un morbo nel cuore e coloro che spargono la sedizione non smettono, ti faremo scendere in guerra contro di loro e rimarranno ben poco nelle tue vicinanze. Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte» (Cor., XXXIII:60-61).4) Nessun ostacolo potrà essere frapposto alla diffusione delle informazioni e delle verità certe, a meno che dalla loro diffusione non nasca qualche pericolo per la sicurezza della comunità naturale e per lo Stato: «Quando giunge loro una notizia rassicurante o allarmante, essi la divulgano; se l’avessero riferita all’Inviato di Dio e a quelli di loro che detengono l’autorità, per domandare il loro parere avrebbero saputo se era il caso di accettarla, perché di solito si fa riferimento alla loro opinione» (Cor. 4,83).

Se questi non la concepiscono neanche l’idea di accettare altre verità, nonostante il Corano attesti la presenza del Cristianesimo, come possiamo essere tutti ad un livello paritario?
Traete le vostre conclusioni, con un ultima citazione di Oriana Fallaci preso dal suo libro “L’orgoglio e la rabbia” del 2006.

<<Una religione, che s’identifica con la politica, col governare. Che vuole sostituire la democrazia con la madre di tutti i totalitarismi: la teocrazia. Il nemimo che trattiamo da amico, è il Corano che ci chiama ” cani infedeli” cioè esseri inferiori. E’ il Corano che umilia le donne e predica la Guerra Santa, la Jihad. Leggetelo bene, e qualunque sia la versione ne ricaverete le stesse conclusioni: tutto il male che i figli di Allah compiono contro di noi e contro se stessi viene da quel libro. Sveglia Occidente, Sveglia!>>

Per chi non lo sapesse, Oriana non era razzista. Ma dopo le twin towers, era convinta che non fosse l’Occidente ad invadere l’Oriente, bensì il contrario. E che l’Islam abbia le qualità giuste per sopraffare l’antico impero romano. Forse, la Fallaci aveva visto di anni in avanti.

-Anna.

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