Il primo Maggio è degli italiani, e gli stranieri? Lavorano.

Il primo Maggio è passato. Ricordando la festa dei lavoratori, di coloro che si sono battuti per i diritti di qualunque uomo o donna che possa avere dignità anche nel lavoro che compiono. Un valore ottenuto dalla rivolta dell’Haymarket, nel lontano 1867, a Chicago (Illinois). Con la ribellione di alcuni operai, che protestarono per avere le loro 8 ore giornaliere di lavoro, 8 ore di riposo e 8 ore di svago.

Quel giorno, la brutalità delle forze dell’ordine, colpì circa 20 persone, tra morti e feriti. Fu questo evento che diede finalmente la possibilità ad ogni lavoratore di emergere non come schiavi del lavoro, ma come strumento portante dell’economia.

Il 1° Maggio fu presto instituito in tutta l’America. E ben presto, grazie anche ai Sindacati di una volta, con la “ s” maiuscola, s’instituì il 1° Maggio in Australia, Asia e anche in Europa. Un giorno dedicato all’impegno dei movimenti sindacali, e hai traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.

In Italia il 1° maggio, venne ritirato come festa mondiale nell’epoca fascista, e restituita al popolo nel ’45, dopo la fine del governo. È sempre stata una festa molto sentita. Anche per il legame con il 25 Aprile italiano, altra festa che celebra la dignità e l’umiltà, anche se per motivazioni differenti. E se volgiamo uno sguardo all’attualità, il giorno del lavoratore è attualmente più sentito che mai. E’ per questo che si scende in piazza. E’ per questo che CGIL, CISL e UIL, organizzano il concertone del 1° Maggio a Roma. E nel frattempo che gli italiani lasciano il proprio lavoro per una mezza giornata o una intera, gli stranieri regolarizzati, svolgono il loro lavoro.
Riportiamo l’esempio di ciò che è successo a Vittorio Veneto, nel trevisano. Dove un gruppo di persone ha addirittura applaudito un gruppo d’operai cinesi mosaicisti per aver svolto il lavoro di una settimana, in mezza giornata. Questi dieci operai d’origine cinese, ha piastrellato di porfido la via principale che attraversa il quartiere più importante della città. Hanno così dato un’accelerata al cantiere che, fra proteste di residenti e commercianti, non concludono mai il lavoro.

Attività lavorative no stop anche nelle zone portuali, dove lavoratori stranieri continuano a scaricare carichi dalle stive navali. Bari, Caltanissetta, Napoli, Genova. E in molti sono gli stranieri dignitosi che per combattere la crisi, decidono di non rinunciare a quella giornata di lavoro. Anche i benzinai sono rimasti aperti per 24 ore, nel via vai turistico anche negli autogrill. Negri regolamentari, che pur di guadagnare qualcosa, fanno orari che non onorano la giornata del lavoro. Anche i call center. Aziende di telefonia aperti anche il 1° di Maggio. E sono sempre tante le giovani donne straniere che sedendosi con cuffia e microfono, hanno lavorato per più di 8 ore, portando a casa una somma dignitosa.

Lavori se vogliamo umili ma distinti. Anche gli autisti di autobus regionali e treni per la maggior parte, hanno lavorato. Ed il lavoro non viene svolto da italiani, ma in gran parte da immigrati regolarizzati, sopratutto nei giorni festivi.

In molti i ristoranti, pub, trattorie o bar che hanno registrato incassi per il 1° Maggio. I proprietari che sanno il fatto loro, rimangono aperti anche nei giorni festivi. E, quando anche il miglior cameriere, si prende una giornata di riposo, assumono, rigorosamente in nero, un giovane immigrato. Proprio per sfruttamento. Per poter intascare qualcosa, anche per mezza giornata. E non solo, anche per poter approfittare di qualcuno volenteroso e con la voglia di lavorare, per un week end breve ma intenso. Con turisti in arrivo da ogni dove, anche fuori Italia. E i posti si riempiono, magari anche di qualcuno del posto che vuol passare una giornata diversa. Pranzando fuori e nel pomeriggio, girare tra i negozi della propria città che non si ha mai il tempo di vedere. Peccato che il 60% delle attività commerciali, anche a scopo turistico, erano chiusi. Serrande sbarrate per godersi in piena pace del 1° Maggio. Non solo negozi di vestiario. Anche supermercati, negozi di souvenirs, uffici turistici. O aperti solo dalle 9:00 alle 11:00. Negozi gestiti sopratutto da italiani. Italiani, che risentono sempre più della crisi. Quella crisi stressante e oppressiva che non ci dà un attimo di tregua. Cercando di risollevarci, noi italiani, ci prendiamo il giorno di pausa. Noi siamo lavoratori, e come tali abbiamo il meritato diritto di oziare sul divano. Chiudendo le attività commerciali, soprattutto quelli a sfondo turistico. Con sommo dispiacere per i villeggianti.

Botteghe che se tenuti aperti anche nei festivi, potrebbero far rientrare qualche altro introito nelle case italiane. Lavoratori che non vedono quasi l’ora di non fare il proprio lavoro. Con tutto il rispetto per chi sul serio ha nell’animo solo la voglia di lavorare e di tirare avanti. Noi italiani poi, siamo quelli che andiamo a manifestare, contro expo, contro l’italicum, contro Renzi. Assecondati da sindacati che da dietro intascano soldoni, e davanti propongono scioperi per trovare lavoro. Bisognerebbe indire uno sciopero anche per altro, per cercare in noi italiani la voglia di lavorare e di darsi da fare.

-Anna

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