[Recensione] Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hide.

Fonte: wiki

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Robert Louis Stevenson ha offerto al mondo fantastici capolavori che fin dalla metà del 1800 hanno influenzato in un modo o nell’altro ogni scrittore che abbia letto le sue opere. Stevenson ha scritto molte opere, come “ L’isola del tesoro”, “ La cassa sbagliata” e “ La freccia nera”. Mai la letteratura è stata così influenzata da un romanzo come da “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hide.”, pubblicato nell’anno 1886.
La trama, è ambientata in una perbenista Londra vittoriana. Il protagonista è il misterioso Dr. Henry Jekyll, celebre dottore di un piccolo borgo aristocratico londinese. In vena d’esperimenti scientifici, il medico compie un test su sé stesso giungendo però a orribili conseguenze, dando vita al mostro di sé stesso, per l’appunto, Mr. James Hyde. La vicenda non è raccontata dal protagonista, ma spiegata con occhio logico e oggettivo, dall’avvocato Gabriel John Utterson, che oltre a conoscere tutti i personaggi che vengono coinvolti nella trama, è anche l’esecutore testamentario e intimo amico del dottore. Utterson, all’oscuro del terribile esperimento, di episodio in episodio inizia ad indagare su cosa lega i due principali protagonisti, così diversi eppure nettamente collegati. Il cerchio si restringe, di capitolo in capitolo. Solo verso la fine il legale comincia a capire che c’è un collegamento ben più celato di quello che sembra solo un rapporto minaccioso tra Jekyll, la povera vittima, e il suo protégé, Hyde. Il tutto si svela nel magnifico e stupendo ultimo capitolo del libro, scritto di suo pugno dal Dr. Jekyll. Tuttavia la particolarità della storia è il modo in cui viene raccontata. Sembra quasi essere divisa in due parti: la prima parte è vista in modo lucido, quasi scientifica. La seconda è un ascesa alla follia, un tentativo di controllo fallito da parte del dottore. Così, mentre l’acido prussico, scorre nelle vene del dottore, uccidendolo di volta in volta, la natura di Hyde continua ad espandersi. L’uno andrà a scontrarsi con il proprio istinto di sopravvivenza, cercando di uccidere l’altro.

Una delle poche cose in comune, oltre ad avere lo stesso corpo e memoria, nonostante il loro essere così diametralmente opposti. Difatti Henry Jekyll è uno stimato medico, sempre vestito di tutto punto, amabile, molto disponibile, gentile e di compagnia. James Hyde, al contrario, e non è un caso che la seconda e brutale personalità si chiami proprio “ Hyde”, dall’inglese “ nascosto”, era un personaggio che inquietava chiunque non appena lo si guardava. Come se fosse la persona più terrificante che si possa mai incontrare.

Anticipando la teoria di Sigmund Freud, in cui il malessere è quasi pari ad un uomo “probo”, Stevenson traduce il disturbo di Hyde, in un uomo nano e gobbo, con la malvagità che potevi mirare a vista d’occhio. In effetti, secondo la psicologia, i segni di malesseri che uno si porta dentro rimangono sul corpo come deformità e segno visibile di generazione mentale. Questi ultimi si manifestano con molestie sessuali correttamente mascherate dall’autore, omicidi e delinquenze. Per quanto Jekyll provi vergogna per gli istinti immorali che Hyde palesa, in quanto suo doppio nell’intimo, resta dell’idea che il suo opposto abbia diritto d’esistere. Nonostante la situazione sembri difficile da gestire, Jekyll sembra sapere ciò che fa e il perché, con l’unica pecca di non averne saputo prevedere i postumi.

Le conseguenze, infatti, erano qualcosa di effimero al confronto di ciò che il dottore provava mentre “scopriva” Hyde, descritto abbastanza chiaramente da Stevenson. Jekyll sembra riscoprire un nuovo sé stesso: lo inquadra come qualcosa di vicino all’estasi, quasi un paradiso. Qualcosa di infinitamente dolce, che al tempo stesso lo fa sentire più giovane e leggero. Come se si fosse tolto dei pesi dal cuore. Un appagamento, che lo rende allegro e soddisfatto. Ed è così che a lungo andare Hyde diventa per Jekyll, una droga simile alla nicotina o all’alcol, e di cui Jekyll non può più fare a meno.

Nello stesso libro cita: “Posso liberarmi del signor Hyde in qualunque momento.”, ma per gradi, come ogni drogato, il dottore perde la sua autonomia e il suo ego si scinde in due esseri distinti. Di conseguenza, con lo scemare della forza di controllo del protagonista, la forza di Hyde aumenta sempre di più. È anche per questo che il dottore non inizia a vederlo come un essere a sé stante, ma anche come un nemico. A metà libro, difatti Jekyll cambia radicalmente opinione quando si rende conto che gli istinti morali del suo opposto mettono in pericolo la vita di altre persone. E da vergogna e soddisfazione, diventa timoroso e pauroso. L’angoscia di Jekyll diventa così sentita che ogni volta che chiude gli occhi, ha paura di rimanere per sempre Hyde. E più il suo alter ego continua ad esistere, più è costretto a tenerlo nascosto alla società londinese, ai valori di essa e al decoro della quotidianità vittoriana.

Dunque il medico non tenta di nascondere Hyde perché malvagio, ma perché i suoi aristocratici coetanei, non accetterebbero il suo contrario neanche come essere vivente, ma solo come reietto della società. E questo è uno dei temi trattati dall’autore: il male dell’umanità, che avvolge la trama come un lenzuolo vasto e scuro. Quello che la società ritiene giusto o sbagliato. Valori e paletti morali, che molte volte tendono a soffocare gli istinti di un uomo. Quel disgusto e disagio che manifestavano ogni qualvolta qualcosa non era nella normalità. Dopodiché, proprio come Hyde, di nascosto e non alla luce del sole, in molti erano coloro che esternavano i loro istinti più innominabili.

La dicotomia tra il bene e il male, tuttavia, rimane il fulcro del racconto. Stevenson difatti, era dell’opinione che ogni uomo ha in sé sia il bene che il male. E quando uno dei due valori prendeva il sopravvento, l’altro cerca sempre di emergere. Ma tra le due rimane sempre una netta distinzione. Natura e istinti di qualunque tipo siano, non verranno mai sanati con la civilizzazione. L’uomo, nella sua natura, sempre secondo Stevenson, è un sistema complicato d’entità multiformi incongrue e indipendenti. Un contenitore umano di infinite personalità che non fanno altro che convivere e alle volte tentano d’emergere.

Lui stesso, secondo le sue biografie, amava inscenare e impersonare ruoli differenti anche in pubblico tra i suoi amici. Un libro a dir poco sensazionale, che bisogna leggere per avere un idea di quanto si temesse demoni nefandi in un epoca come quella vittoriana, e la paura del non conosciuto. Da leggere per crearsi la la lucida comprensione che ogni “ essere ” ha il diritto d’esistere.

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3 pensieri su “[Recensione] Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hide.

  1. Mi rendo conto, con stupore, leggendo la tua interessante recensione che, pur amando molto Stevenson (ho anche recensito il suo piacevole “In viaggio con un’asina nel cuore della Francia”) non ho mai letto il suo capolavoro. Ogni volta che ne ho preso in considerazione la lettura, ho rinviato. Credo che dovrò decidermi.
    Complimenti per la recensione

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