“ L’arte è la medicina per l’anima”: ecco gli studi di Alain de Botton

fonte: web

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Quadri, trittici, autoritratti. Statue, sculture, marmo e antichi cimeli. E non solo, musica, sinfonie. Letteratura, romanzi d’epoca. La filosofia. Tutto questo serve a farci sognare.

L’arte non è da sottovalutare. Anzi, può aiutare ad affrontare qualsiasi dilemma cercando di spronarci a superarlo e ad accettarlo. Una piccola dose di placebo per risollevarsi dall’angoscia, dalla rabbia, dal mal de vivre, dal dubbio o dal cuore spezzato. Argomento che è stato al centro degli studi di Alain de Botton e John Armstrong. Il primo è presentatore televisivo, imprenditore culturale e saggista; il secondo, professore di filosofia. Hanno espletato le loro conclusioni in base ai loro studi in un libro, chiamato “ L’arte come terapia”. Tra le pagine di questo saggio s’illustra come l’arte non è solo uno strumento per imparare, ma è qualcosa da conoscere più in profondità. Il libro spiega come agendo sulla nostra tela emotiva, l’arte può dipingere su di noi qualcosa di unico e smuoverci d’animo, gestendo al meglio tutte le emozioni anche negative che ci attanagliano il cuore.

L’arte riesce a compensare, a sistemare, a potenziare, a mitigare tutti i nostri sentimenti. E può diventare di giorno in giorno un modo per migliorarci, focalizzando l’attenzione in dettagli dell’arte che molto spesso sottovalutiamo. Può diventare una terapia, un trattamento basato sull’osservare. Testuali parole degli autori: “ Che l’arte possa offrire un osservatorio privilegiato da cui studiare i travagli della condizione umana è una considerazione valida soprattutto per le opere sublimi in senso romantico, che raffigurano stelle e oceani, maestose scogliere e grandi catene montuose. Sono opere che ci rendono consapevoli della nostra irrilevanza suscitando in noi un piacevole terrore, unito alla percezione di quanto siano insignificanti le disavventure umane al cospetto dell’eternità e lasciandoci un po’ più pronti a inchinarci dinanzi alle incomprensibili tragedie che ogni vita comporta. Anziché tentare di rimediare alle umiliazioni subite riaffermando la nostra sminuita importanza, con l’aiuto dell’arte possiamo sforzarci di comprendere e di apprezzare la nostra sostanziale insignificanza.

Il saggio è solo un piccolo assaggio di ciò che insegnano l’istituto educativo “ The school of life”. De Bottom ha fondato quest’istituto nel 2008, a Londra. Prevede nient’altro che uno studio dedicato allo sviluppo dell’intelligenza emotiva attraverso l’aiuto della cultura. Si passa dalla filosofia alla psicologia, dall’arte all’amore, dal sesso alla letteratura. Un modo per imparare attraverso le analogie e vedere il mondo anche attraverso un sentimento negativo. Il signor de Botton ha inoltre continuato a spiegare le sue teorie anche in piccoli video della durata di 10 minuti. Quello forse in cui spiega tutta la sua tesi è il video “ What is art for?” ( “A cosa serve l’arte?” ndr.) http://www.youtube.com/watch?v=sn0bDD4gXrE .

Il video è una sequenza animata che specifica in 5 punti quanto l’arte sia importante:

1)L’arte ci rende ottimisti.

Non ci si può trovare di fronte al “ san giorgio maggiore al crepuscolo” di Monet senza esser colti da un sentimento positivo. Accettare quella sorta di gioia che ci trasmette non significa dimenticarsi dei problemi della vita, ma imparare a sopportarli al meglio. << abbiamo bisogno dell’arte. […] è un emblema di speranza, e questo è un bene.>> dice anche de Botton nel video;
2) L’arte ci rende meno soli.

Tutti noi cerchiamo sempre di reprimere la tristezza, o il malessere, cercando di tirarci su un sorriso da orecchio ad orecchio pur di non far capire a chi abbiamo di fronte come ci sentiamo. Ma quando osserviamo un opera d’arte anche malinconica, prendiamo consapevolezza che il dolore è una condizione comune e naturale. Diventare consci esserne consapevoli, fare pace col proprio dark side, rendi più veri e più sereni. Molte volte basta un quadro tetro, come l’urlo di Munch, o la sinfonia n. 25 di Mozart per poter risollevarci con malinconia. Non devono necessariamente deprimerci, ma ricordarci che il dolore fa parte della quotidianità;
3) L’arte ci dà equilibrio.

Siamo troppo razionali, ed abbiamo poco istinto; abbiamo troppa calma e troppa poca voglia di fare; troppa ansia e poca voglia di voler gestire il tutto. E l’opera che ci attrae è quella che incarna il nostro opposto. Ad esempio osservando quadri dell’epoca romantica, aneliamo a quell’affetto che non possediamo a sufficienza nella nostra vita. O ancora, se ammiriamo e rimaniamo incantati da un quadro che ritrae un paesaggio rilassante, che sia un prato pieno di fiori o il paesaggio con dell’azzurro è ben chiaro che cerchiamo la serenità lì dove manca nel quotidiano. L’arte dunque ci completa.
4)L’arte ci aiuta ad apprezzare le cose davvero belle.

John Constable, con i suoi paesaggi che ritraggono la volta celeste, ci ha fa apprezzare le mille sfumature che un cielo può avere. Vincent Van Gogh, dipinge la freschezza e la sua arte in ciò che trova in un vaso di frutta, dipingendo con colori freddi dettagli che possono apparire insignificanti. Marchel Duchamp rende speciale persino un orinatoio. E’ con l’arte che si apprezza non il bello “ tra ciò che piace” , ma il bello “ perché piace”. Gli occhi imparano a guardare meglio, più da vicino e da una prospettiva diversa. E quello che non vedevamo improvvisamente appare, conquistandoci;
5)L’arte è propaganda ma, per le cose davvero importanti.

L’arte anche se non sembra, è propaganda perché anche ci coinvolge in molte cause. I quadri ad esempio che ritraggono paesaggi colorati, ci vogliono infondere la voglia di godersi la vita nelle piccole cose. Quadri che ritraggono scene d’amore, sono uno slogan adatto per invitarci a lasciarci andare ai gesti d’affetto puri e semplici. Dipinti che ci invitano a desiderare a ciò che vogliamo tendere nella nostra vita.

 

Alain de Botton vuole sottolineare che l’arte non bisogna disprezzarla, ma farla diventare parte di noi stessi.

Il gioco sta tutto nell’imparare a osservare e a farsi domande. Di certo non è tutto facile, ma l’importante è crederci. Visitare un museo. E se proprio non dovesse andare bene, una giornata in giro tra opere d’arte, o una most

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4 pensieri su ““ L’arte è la medicina per l’anima”: ecco gli studi di Alain de Botton

  1. Io sperimento sempre su di me i benefici effetti dell’arte. Sono andata a Venezia in Aprile. Sento ancora il beneficio della visita al museo Guggenheim a palazzo Venier dei Leoni. Provare per credere, nella casa di Peggy ci sono capolavori che curano l’anima!

    • Non conoscevo Penny fino a 20 minuti fa. 🙂 e ho dovuto (com’è giusto che sia) salvarla nei preferiti per adocchiare meglio questi suoi capolavori che già mi hanno conquistato. 🙂
      Ma se potessi scegliere un’artista in cui perdermi, sarebbe il dolcissimo e insicuro Van Gogh, asssieme a Monet, ovviamente 🙂

      Grazie per essere passata! 🙂 I tuoi commenti sono sempre piacevoli 🙂

  2. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 16.07.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  3. Sono le sensazioni che provo tutte le volte che entro in un museo ma anche le volte che passeggio nelle nostre città e nelle nostre campagne. Abbiamo la fortuna di vivere in una nazione dove l’arte è perfino nelle strade e nel paesaggio, ma spesso non ce ne accorgiamo, anzi facciamo di tutto per sciupare quello che ci hanno lasciato i nostri predecessori…

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