[RECENSIONE] L’isola del giorno prima – Umberto Eco.

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La letteratura italiana ha regalato al mondo autori e tomi di stimabile valore. Uno degli autori che spicca di più nella letteratura italiana del secondo Novecento è Umberto Eco.
Apertamente non credente, Umberto Eco si laurea all’università di Torino nel ’54. Lavora alla Rai per un breve periodo nello stesso anno. Diventa direttore della Bompiani negli anni ’60. Dagli anni ’70 insegna in diverse scuole estere. Tra i nomi più celebri, risaltano scuole come la New York University, la Columbia, Yale, Collège de France. Ha collaborato con quotidiani come: La Stampa, Il Corriere della Sera, Il Manifesto, La Repubblica. Preso in considerazione anche da altre riviste letterarie o di dibattito culturale estere: Poetics Today, Degrès, Structuralist Review. Ha tradotto testi fin dal 1983 (dall’italiano all’inglese o al francese, e viceversa). Ha concluso la sua carriera insegnando nella facoltà di “Scienze della Comunicazione” nell’università bolognese. Quindi riassumere la sua carriera in “semiologo, filosofo e romanziere”, è riduttivo.
Esordisce con il suo primo romanzo nell’80, con “Il Nome Della Rosa”. Il libro divenne un best seller, tradotto in 43 lingue e premiato con il “Premio Strega” nell’81. Nell’88 pubblica “Il Pendolo di Foucalt” e nel ‘94 “L’isola del giorno prima” che mi appresto ad analizzare.
Quest’ultimo libro, viene definito romanzo senza sottintendere quante tematiche filosofiche ci siano all’interno, evolvendo dunque in un romanzo filosofico. Si ambienta nel 1643, epoca delle grandi scoperte geografiche e delle ipotesi astronomiche. Il protagonista, Roberto de la Grive, fin da giovane si ritrova negli ambienti più aristocratici e di dibattiti culturali, dove tutto viene messo in dubbio, senza riuscire a crearsi proprie convinzioni e punti fissi. Alcuni pezzi grossi, sentendolo disquisire di argomentazioni di cui sembra saperne più di altri, viene ingaggiato dal cardinale Richelieu ad intraprendere un viaggio agli antipodi del mondo, per scoprire il grande segreto che molte grandi potenze europee dell’epoca lottavano per ottenere: il celato punto fisso nell’isola di Salomone. Un luogo tanto fantastico, quanto inarrivabile dove è possibile incontrare creature mistiche, piante rarissime, ma soprattutto il lento o il nullo scorrere del tempo. Purtroppo durante il viaggio nautico, incombe in una tempesta e lui si ritrova essere l’unico sopravvissuto. Trova rifugio su un’altra nave, la Daphne, misteriosa e maestosa ma alla deriva da tempo. La Daphne è incagliata in alcune secche davanti ad un’isola a qualche chilometro di distanza dalla stessa. A bordo, si cela un altro estraneo, con cui Roberto avrà a che fare e che minerà ancora di più le sue convinzioni. La storia ci viene raccontata da qualcuno che riassume il diario di bordo che Roberto scriveva di giorno in giorno vivendo sulla nave, rivivendo i propri flashback del passato. Questi lo aiuteranno a raggiungere la completa pazzia: Roberto è ossessionato dal suo passato e dall’ombra di un gemello malvagio mai esistito che anche a chilometri di distanza, crea in lui una costante ansia e tensione portandolo ad una decisione pericolosa per ritrovare l’unica certezza tra i tanti “perché” della sua vita: una donna.
Svolge tematiche che dire inusuali è dir poco. Umberto Eco s’identifica in un viaggiatore dell’epoca, cancellando le proprie conoscenze recenti e provando a pensarla proprio come se non sapesse niente delle recenti scoperte su: natura, viaggi, scienza, religione. È avvincente come il personaggio principale, si fa domande su un Dio che ha il potere di creare tutto, ma non lo muove; su legami tra atomi di diversa fattura, anche se distanti miglia e miglia e su rimedi farmacologici basati su questo concetto; su altri pianeti, e su altri popoli che potrebbero vivere su altri pianeti. Oltre che con curiosità, espone queste teorie con il timore per l’infinito e dell’inconoscibile dell’uomo seicentesco molto legato alla cristianità e all’idea di Dio. Ammaliandoci con un linguaggio ricercato, che non potreste trovare in nessun’altro libro italiano se non quelli di Eco, cura poco la storia da portare avanti. La trama, difatti, è poco svolta: alla fine del libro, il lettore conosce tutta la vita del protagonista, ma lo scopo del suo viaggio verrà messo in secondo piano per dar spazio alle varie ipotesi su ciò che ancora è inconoscibile nel mondo. Verso la fine, forse per compensare alla mancanza, viene svolta la trama parallela del fratello malvagio di Roberto e della vita che ha avuto. L’unico modo che lo scrittore ha per portare avanti una storia che rimane ferma.
Eppure “Il Pendolo di Foucalt” è stato gestito molto meglio. Dello stesso autore, pubblicato qualche anno prima de “L’Isola del Giorno Prima”, è la storia di Casaboun, professionista dell’editoria lombarda che trova nel mito dei cavalieri templari la sua ragion d’essere sia culturale che professionale. Si ritroverà a districare una situazione poco chiara, assieme ad altri due personaggi secondari: Belbo, il collega che viene sequestrato e Diotallevi. Assieme verranno a conoscenza di una società segreta massonica. Tuttavia, anche in questo libro si è dovuto passare attraverso la biografia del protagonista e attraverso le teorie del complotto, la religione e il mistero delle società segrete, la storia riusciva ad andare avanti più velocemente perché i personaggi erano sempre in movimento. Questo romanzo ha puntato piuttosto ad una parodia, una decostruzione delle grandi cospirazioni che si trovano nella letteratura moderna. Difatti, nel libro i protagonisti sembrano vedere AL DI Là di quello che c’è in un racconto o un avvenimento, fino a diventare quasi paranoici. Infine, con una tematica così poco in voga per l’epoca e la dialettica fine tipica di Umberto Eco, il racconto diventa sempre più avvincente e per un attimo diventi ansioso nel finire il libro perché sei in sospeso, come i suoi personaggi poco prima di scoprire la verità.
Insomma, seppur nel pendolo si parla di argomentazioni differenti, e la trama è dissomigliante, leggere “Il Pendolo di Foucalt” è molto più appassionante, perché vi è una storia a cui star dietro. Ma non bisogna fraintendere: “L’isola del Giorno Prima” è coinvolgente, ma i concetti e le ipotesi sull’inconoscibile erano lunghi interi capitoli e la vicenda si svolge troppo lentamente e rende il romanzo molto pesante.
Certo, i libri di Umberto Eco non sono per tutti: sono pieni di storia e di informazioni; di riferimenti; di citazioni. È proprio in base a questo che sommariamente parlando tutti i suoi libri sono degni di nota. Ne “L’isola del Giorno Prima” lo scrittore ha dato spazio alla vastità di conoscenze geografiche, saggezze religiose, biologia e chimica. Eco, infatti, non scrive per farsi ammirare, ma come i vecchi scrittori dai giusti pilastri, scrive per impartire lezioni, sia a livello linguistico, che di pensiero. Perché un libro, pere compiere concretamente il suo lavoro, deve insegnarci un modo diverso per pensare.

 

Anna.

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