Chi è il teologo che ha fatto Coming Out?

fonte: web

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In questi giorni ci ritroviamo faccia a faccia con uno dei pochi funzionari del clero che ha deciso di scindere la religione in due, andando incontro a tutte le critiche ed ammettendo d’essere omosessuale. Ma chi è questo prete, che ci viene presentato come qualcosa di eclatante e poco clericale?
Monsignor Krzysztof Olaf Charamsa sembra essere come tutti gli altri. Eppure ha una formazione degna di nota. Nato in Polonia, dopo essersi diplomato agli studi di liceo scientifico e gli studi di filosofia nel seminario maggiore di Pelplin (Polonia), affiliato alla Pontificia università lateranense, ha intrapreso il cammino del sacerdozio a 25 anni nella Diocesi di Pelplin. I cinque anni di formazione prima dell’ordinazione li ha trascorsi nella facoltà di teologia in Svizzera, dove si laurea nel ‘96 con summa cum laude. Va a Roma nel ‘98, dove ha frequentato fino al 2002 il dottorato della Pontificia università gregoriana. Negli anni successivi si diploma in lettere latine alla Pontificia università gregoriana, prende il master in bioetica alla Pontificia università regina apostolorum di Roma fino al corso della penitenzieria apostolica.
Questa sua formazione gli ha garantito incarichi importanti: nel 2003 è ufficiale nella Congregazione per la Dottrina della fede, quando a guidare il Sant’Uffizio c’era il cardinale Ratzinger. Nel 2005, anno in cui il cardinale tedesco è diventato papa, oltre ad averlo designato cappellano di Sua Santità viene pubblicato dalla Libreria editrice vaticana il primo volume dei “Percorsi di formazione cristiana” con sottotitolo “Perché si generi la forma Christi”, scritto da monsignor Charamsa con il teologo Gianantonio Borgonovo. Tra gli interventi, ce n’è proprio uno dell’allora cardinale Ratzinger. Nel 2011 Charamsa diventa componente della Commissione teologica internazionale e segretario aggiunto della facoltà di Teologia della Pontificia università gregoriana di Roma dove inizia a insegnare. In questi anni, continua a pubblicare le sue opere, tant’è che le sue pubblicazioni di tipo accademico non si riescono a contare: ha scritto moltissimo, in particolare per la casa editrice diretta da padre Carbone, conosciuto per aver detto che “le coppie omosessuali più esposte a malattie cardiovascolari e suicidio”.
Questo non dev’essere indicativo, poiché il coming out di monsignor Krzysztof Olaf Charamsa, “Chris” per gli amici, non è stata una battaglia continua, come afferma nell’intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’. Parlando un po’ della sua vita davanti alle telecamere, monsignor Charamsa ha rivelato che la sua omosessualità è stata volutamente oppressa «con pignoleria zelante all’insegnamento della Chiesa e al vissuto che mi imponeva: il principio che ‘l’omosessualità non esiste’. Va distrutta». La consapevolezza di essere gay è arrivata con lo studio, la preghiera e la riflessione su di sè. «Sono stati fondamentali il dialogo con Dio e il confronto con la teologia, la filosofia, la scienza – dice il sacerdote-teologo. Ammettendo anche di essere intenzionato a scrivere una lettera al Papa per rivelare personalmente la sua identità. Il monsignore, ha colto l’occasione per presentare il suo compagno: “l’uomo che amo”, Catalano e si chiama Eduardo. << Ho un compagno che mi ha aiutato a trasformare le ultime paure nella forza d’amore».
Tuttavia, la sua confessione, viene presa come un modo per schernire il Sinodo sulla Famiglia, avvenuto alla vigilia dell’evento. Difatti, poco dopo le sue dichiarazioni pubbliche è stato reso pubblico il dettato di padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano:
<< Nonostante il rispetto che meritano le vicende e le situazioni personali e le riflessioni su di esse, la scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia dell’apertura del Sinodo appare molto grave e non responsabile, poiché mira a sottoporre l’assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica. Certamente monsignor Charamsa non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione per la dottrina della fede e le università pontificie mentre gli altri aspetti della sua situazione sono di competenza del suo Ordinario diocesano. >>
Il sacerdote polacco non se l’è fatto ripetere due volte e ha lasciato subito Roma. Ma la risposta alle dichiarazioni di padre Lombardi sembra contenuta nelle parole di Charamsa. Nell’intervista, infatti Charamsa, dice che il suo coming out dev’essere preso, una volta per tutte, come un gesto per scuotere la coscienza della Chiesa, «perché – testuali parole – siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant’anni». «L’amore omosessuale – dice alle telecamere – è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri. Non sono posizioni dell’attuale dottrina, ma sono presenti nella ricerca teologica».
Krzysztof ha concluso la conferenza stampa dedicando il suo coming out <<ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio>>.
Cos’altro si può aggiungere se non a quanto già esposto, e non solo concretamente, alle parole di Charamsa? Le sue parole, implicitamente, sono il risultato di quello che la parola di Dio ci espone: sincerità, benessere con sé stessi, per poter aiutare il prossimo senza nessuna differenza. Sul serio, nessuna.

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