[RECENSIONE] Into the Woods

fonte: web

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I musical son stati da sempre quel genere di rappresentazione che potevano prendere piede solo per coloro che volevano musicalità assieme a trama. Eppure, con i tempi che corrono, anche ad Hollywood c’è crisi. La casa di produzione disneyana decide di rischiare ancora e di ripescare fiabe rivedute e corrette per poter mungere una mucca già a secco (come quella di Jack e il fagiolo magico). Eppure Rob Marshall ci crede, assieme agli sceneggiatori e sicuramente ai finanziatori, e ha tentato di sbancare il botteghino con un omonimo musical di Stephen Sondheim, riunendo sotto un unico lungometraggio, 4 fiabe prese in prestito dai fratelli Grimm.

“Into The Woods” prende sotto la sua ala Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Jack e il fagiolo magico e Rapunzel. Tutte queste storie s’incrociano, e l’una influenza l’altra. La mucca che non dà latte, quella che Jack vende per dei fagioli, viene acquistata dal mugnaio Baker, il fornaio, che deve recuperare altri 4 monili per poter rompere la maledizione che incombe su di lui che non gli concede di avere un erede. Dopodiché incontrerà Cappuccetto Rosso e le chiederà il suo mantello; a Cenerentola chiederà la sua scarpetta dorata; A Rapunzel “ruberà” una ciocca dei suoi capelli dorati. Il tutto per far sì che la strega cattiva che vige sulla stessa Rapunzel rinchiusa nella torre, beva la pozione magica che spezzerà l’incantesimo ritornando di nuovo giovane. Però, poco prima che ci sia il solito Happy Ending entrerà in gioco un personaggio non del tutto banale…
Interpretazioni affascinanti e non da sottovalutare. Emily Blunt, che interpreta la moglie del panettiere, sembra fatta per il canto. Anna Kendrick è al suo secondo musical in un anno dopo “The Last Five Years”, lei ha davvero attrattiva mentre canta. James Corden impersona il panettiere, già visto nel musical candidato agli Oscar “Tutto Può Cambiare”. Jack, Daniel Huttlestone, ha già fatto il film “Les Miserables” nel suo piccolo ruolo di bimbo facente parte dei rivoluzionari. Nel cast abbiamo inoltre Johnny Depp che interpreta il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, che svolge il suo ruolo in 20 minuti contati di film. Purtroppo fa un’interpretazione quasi deludente con un lupo un po’ confuso che ricorda molto un Jack Sparrow. Fa scalpore nel musical una bellissima, elegante e terrificante strega cattiva interpretata da Meryl Streep, che non ha bisogno di presentazioni. Nel film diventa il fulcro non solo della trama, ma anche per l’occhio dello spettatore che segue solo lei, capace di trascinarti via con la sua bellissima voce, fino alla fine del film.

Eppure il film manca di qualcosa. Anche se l’interpretazione degli attori è eccellente, la Disney non riesce più a sorprendere tirando fuori una trama più adulta e matura, dunque si auto sabota. E sebbene la sceneggiatura semi dark che ricordano molto Burton non perde di vista il godimento degli infanti, il film non riesce a prendere e a trascinarti come altri film d’animazione disneyani degli ultimi 5 anni. Inoltre, il finale lascia un po’ a desiderare. Non che il film sia solo da giudicare per il finale, ma aspetti 120 minuti di pellicola che non ti trascina, per cosa? Per ammirare anche i buchi che ci sono nella trama che anche un bambino di 3 anni si chiederebbe il perché. In fondo, Cenerentola nel film non ha una fata madrina, ma un salice piangente in cui il fantasma della madre morta, fa da Fata Madrina; Rapunzel, dopo che la strega scopre il principe, viene rapita e nascosta in una palude non lontana dalla città a quanto pare, perché nel giro di poco tempo il suo principe azzurro arriva senza problemi, anche se guercio; e non ricordavo che la nonna di Cappuccetto Rosso fosse così sanguinaria: dopo l’uccisione del lupo, la nonna decide di squoiare il lupo e fare una nuova pelliccia per Cappuccetto Rosso. Inoltre, per quanto Rapunzel sia una fiaba “portante” per il film, viene messa in secondo piano, lasciando la storia come se fosse qualcosa di secondario rispetto alle altre. Tutte queste vicende portano sì a un diversificare le fiabe, ma anche a renderle del tutto imprecise. A quel punto o segui un filo e prendi le fiabe come citazioni, senza stravolgere il senso di esse, oppure eviti di stravolgerle come Rob Marshall ha fatto con la sua pellicola.

Un piccolo punto va però a favore di Marshall, che durante la pellicola non sottolinea neanche l’importanza dei principi, anzi! Li fa apparire come personaggi sempre fieri e pieni di sé che non si chinerebbero neanche per cogliere un fiore. Nel film, il principe azzurro di Cenerentola e quello di Rapunzel, essendo fratelli, s’incontrano e discutono sulle loro rispettive amanti. Cenerentola, che scappa sempre dal suo principe, viene derisa dai due principi mentre dicono: “quale principessa scapperebbe da noi?” La risposta che un pubblico decente si dà è: una intelligente. D’altronde Cenerentola non è così stupida…

Tuttavia, nonostante certe mescolanze, il film seguita piacevolmente accompagnato da canzoni stilate sempre da un orchestra da non sottovalutare, con canzoni accompagnati da archi e archetti e fiati. Il tutto dietro a tematiche che sottolineano situazioni d’ironia e commedia miste drammaticità, svelando il significato di ogni fiaba in due parole: amore e rispetto per il dovere.

Film da vedere con l’assoluta leggerezza, con l’accompagnamento di bambini. No, non con il bambino che c’è in noi. Proprio con i bambini. Perché altrimenti dopo 20 minuti dall’inizio del film ti alzi e ti chiedi che cosa ci fai in quel posto a vedere un film che per certi versi già conosci.

Anna

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2 pensieri su “[RECENSIONE] Into the Woods

  1. Bella vis, buone le argomentazioni.
    Sei stata capace di sorprendermi e non è cosa da poco.
    Un film che avrei voluto vedere, se solo ne avessi avuto l’occasione…

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