Autocombustione umana: finalmente ad una svolta?

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Tra tutti i casi di morti inspiegabili, ritroviamo i fenomeni dell’autocombustione: caso in cui il cadavere si ritrova parzialmente o totalmente bruciato. La SHC (Spontaneous Human Combustion) è stato da sempre un fenomeno quasi impossibile da spiegare per la scienza, ma un succulento episodio da estrapolare per gli appassionati del paranormale. Eppure sembra essere arrivati ad una svolta.

Eventi del genere sono stati sempre alla base di studi scientifici

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Partendo dal primo caso documentato in Italia che ebbe luogo nel 1731: la contessa di Verona, 62 anni,venne ritrovata con tutto il corpo ridotto in cenere, ritrovando solo le gambe e mezza testa, mentre tutt’intorno era un gocciolare di liquido giallastro.

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Il 1° luglio del 1951, altro caso molto importante fu quello di Mary Reeser. A Saint Peitrbourg, Florida, si ritrovò i resti della donna. L’appartamento era indenne, a parte la trave della sua stanza che non ha ceduto, ma continuava a bruciare. La combustione tuttavia, si era limitata ad una ristretta area centrale attorno ai resti di Mary. La poltrona in cui si era seduta e un pannello elettrico era fuso. Della donna si ritrovarono solo il piede sinistro con indosso ancora una pantofola.

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Nel 1964 Helen Conway, un’abitante di Delaware County, Pennsylvania, si aggiunse alla lista dei misteri. L’8 novembre i suoi resti furono rinvenuti nella camera da letto. Il fatto che fosse una fumatrice con la pessima abitudine di spegnere le sigarette dove capitava, portò la polizia a chiudere velocemente il caso. La nipote della donna era contraria.
La ragazza era entrata nella stanza per salutare la nonna, quindi era uscita per poi tornare subito indietro, incuriosita da uno strano rumore. Riaperta la porta aveva visto la signora Conway che bruciava. Tra la sua telefonata ai pompieri e il loro intervento erano passati non meno di sei minuti e non più di venti. Troppo pochi perché potesse ridursi in cenere.

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Il 13 Settembre 1967 in quel dì Londra, quando il vigile del fuoco Jack Stacey, venne chiamato per l’incendio di una casa diroccata. La costruzione non aveva nessun danno riconducibile all’ azione del fuoco ma, ispezionando l ‘interno, Stacey s’ imbatté nel corpo incendiato di un vagabondo, conosciuto nel posto con il nome di Bailey. Testimoniò in seguito: “A livello dell’addome c’era uno squarcio di circa 10 centimetri. La fiamma usciva da quello spacco con forza, come in una lampada a gas. ” Per spegnere quell’incendio limitato, Stacey dovette introdurre l’idrante nel corpo del vagabondo, per spegnere il fuoco dall’origine. Bailey aveva i denti conficcati in una scala di mogano, quindi era vivo quando ha cominciato a bruciare. I vigili del fuoco ebbero bisogno di un palanchino per aprirgli le mascelle. Il caso venne archiviato come “morte dovuta a fiamma ignota”.

Nel 1982 fu clamoroso l’episodio con protagonista Jaennie Saffin, minorata mentale di 62 anni. Prese fuoco davanti al padre e bruciò per molto tempo senza provare dolore. Ma nonostante il padre avesse avvertito i soccorsi e i vigili del fuoco per poterla aiutare, non riuscirono a salvarla: quelle fiammelle che le uscivano dallo stomaco e dalla bocca non si spensero, né contagiarono niente attorno a lei. Come se fossero programmate per bruciare solo lei. Arrivò all’ospedale ormai ridotta in cenere.

Infine, qualche mese fa, precisamente a Febbraio, ha sollevato un polverone il piccolo Rahul, un bimbo nato nell’India meridionale che per ben quattro volte ha preso fuoco da solo. Rajeshwari, la madre, ha assistito incredula al fenomeno è stato solo nove giorni dopo il parto.

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Venne immediatamente ricoverato in ospedale ma il piccolo venne trovato in buona salute e quindi venne dimesso. Tuttavia, poco dopo essere rientrato a casa, il suo corpo si è nuovamente ustionato. Dopo un terzo ed un quarto episodio dello stesso genere, i genitori hanno portato Rahul nel Kilpauk Medical College (KMC) di Chennai per studi più approfonditi, a cui tutta via non ha condotto ancora a nulla. Il pediatra Narayana Babu, che ha in cura Rahul, ha dichiarato che la ragione potrebbe essere “l’emissione di un qualche gas altamente combustibile attraverso i suoi pori di cui non abbiamo ancora scoperto la natura”. Medici e specialisti del paranormale sembrano lavorare insieme per scoprirne di più.

Inoltre pochi studiosi che in passato hanno affrontato l’argomento hanno dato la colpa della combustione all’ alcolismo: tecnicamente il rogo scaturirebbe dall’interno del corpo in presenza di una esagerata quantità di etanolo. Questa sostanza fungerebbe da miccia, che porta poi il corpo a fondere completamente. Bisogna pensare che la temperatura di un forno crematorio è di circa 500 gradi centigradi e nonostante l’alta temperatura, per polverizzare le ossa è necessaria una macchina chiamata cremulator. Gli studiosi che hanno analizzato circa 100’000 casistiche, hanno appurato che per bruciare completamente una persona in così poco tempo debbano essere necessari almeno 1648 gradi.

Altri ricercatori, come il dottor Gavin Thurston dell’ospedale londinese, pensava che a far scaturire la combustione fosse il grasso corporeo assorbito dagli abiti, creando un effetto “stoppino” bruciando anche a temperatura ambiente. Lo scienziato Brian J.Ford, biologo molecolare, ha sperimentato queste teorie. Prendendo come prototipo del tessuto addominale di carne di maiale, l’ha poi marinata per una settimana nell’etanolo.

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Ma il suo esperimento non è andato a buon fine: il tessuto non ha preso fuoco, neppure quando l’ha avvolta in una garza inumidita con alcol etilico. “L’etanolo non c’entra- ha concluso il ricercatore di Cambridge- anche perché non è normalmente presente nei tessuti umani. Ma c’è un’altra sostanza chimica altamente infiammabile prodotta dalle nostre cellule e la cui concentrazione può aumentare in particolari frangenti: l’acetone. “In alcune condizioni, come l’alcolismo, una dieta priva di grassi, il diabete e persino la dentizione, il corpo sviluppa la chetosi, nella quale si produce l’acetone”, ha spiegato Ford. Ha così provato ad intridere il maiale in questa sostanza chimica. “Abbiamo fatto dei modelli in scala umana e li abbiamo persino vestiti. Abbiamo acceso un fuoco e nel giro di mezz’ora i maiali erano ridotti in cenere. Per la prima volta, abbiamo dimostrato sperimentalmente che l’autocombustione è reale.”

In questo studio, dove la scienza e il paranormale vanno di pari passo, si giungono ogni giorno che passa a nuove scoperte, che ci portano sempre a nuove domande e anche a nuovi misteri. Ma non è questo il bello del mistero… e anche della scienza?

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